Gay & Bisex
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19.02.2026 |
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"- Dai Giulio, facci uno strip… - disse Silva - Elena non ti ha mai visto… -
Giulio disse che si vergognava ma si capiva che stava solo attendendo per far salire ancora di più l’eccitazione..."
Quello fu l’ultimo episodio di un’estate speciale, l’estate in cui avevo imparato a fare sesso anche solo per godere. L’estate delle scoperte e delle mie prime volte. L’estate mia, di Silvia e di Giulio. Dei nostri corpi nudi dediti al piacere reciproco, delle fantasie perverse e realizzate senza colpa.Il viaggio di ritorno in città fu lungo per le code, un po’ di soste in autogrill tra turisti tristi per un settembre che si avvicinava veloce con il suo carico di problemi.
Ci scambiavamo qualche messaggio con Silvia e Giulio che erano partiti qualche ora prima di me.
“A che punto sei?” “Guarda che al casello c’è coda” “In quel tratto abbiamo preso pioggia”.
Messaggi così, amorevoli ma senza alcun riferimento. Un po’ mi dispiaceva perché sembrava che tutta la nostra complicità fosse finita insieme alla vacanza.
Le settimane successive furono piuttosto scialbe soprattutto se paragonate alle tre precedenti. Mi capitò spesso di ripensare a quello che avevamo combinato ed toccarmi ma il lento rientro alla normale vita con tutti i suoi problemi piano piano spense il fuoco che mi aveva così eccitata.
In questo periodo rividi Silvia e Giulio in più occasioni senza però che succedesse nulla.
Le prime volte nel rivederli avevo un brivido alimentato dalla speranza che potesse succedere qualcosa ma poi quando capii che per loro era stata solo un’avventura estiva anche io lentamente cominciai a dimenticare (sempre che certe cose si possano dimenticare).
Un sera di metà ottobre Silvia mi mandò un messaggio.
- Ciao Elena, vieni a cena da noi? Ci sono anche due amici di Giulio, li hai già visti… -
Il cuore mi esplose.
Non era certo la prima sera che andavo a cena da loro dopo le vacanze e non era mai successo nulla. Però, quella precisazione “Ci sono anche due amici…” mi accese tutta la fantasia che in queste ultime settimane avevo represso.
Chi saranno? Li ho già visti? E me lo dice perché… sono amici particolari?
- Ciao Silvietta, va bene vengo, grazie dell’invito! -
- Che bello! Siamo felici che vieni, dai che ci divertiamo! -
- E chi sono gli amici di Giulio? Non saranno mica i suoi due innamorati del Belgio? - la buttai lì come una battuta.
- Come hai fatto ad indovinare? Te l’ha detto lui? -
Rimasi sospesa guardando il telefono. La mia era una battuta e invece, senza volerlo, avevo indovinato.
- No no non l’ho sentito, ho sparato a caso… -
- E ci hai preso! Qui si respira una certa aria frizzantina… non ti dico altro… -
- In che senso? -
- Dai che lo sai… che bello che mi vieni a farmi compagnia visto che stasera mi sa che mi lasceranno sola soletta quei tre… -
- Silvia! che dici?! -
Scoppiammo a ridere.
- Guarda, non lo ammette ma quello ha una voglia di pisello che tu non ne hai idea! -
- Ma Silvia! -
- … e io di qualcosa d’altro… e chi ha orecchie per intendere intenda. A stasera! -
- Va bene…a stasera… -
Sarebbe stata quindi una serata totalmente gay e lesbo e la cosa non mi dispiaceva affatto: il corpo di Silvia ce lo avevo stampato nella memoria, così atletico, così sodo ma al tempo stesso armonico, il suo sedere, le sue labbra, quelle di sopra e quelle di sotto, così turgide da baciare e leccare. E il suo buchetto dietro, così morbido e liscio.
Andai in camera e recuperai dall’armadio l’intimo che avevo preso appena tornata dal mare e che avevo sperato prima o poi di inaugurare.
Lo indossai, mi guardai allora specchio. Mi sentii porno.
Era così sottile ma elegante, mi lasciava praticamente nuda ma al tempo stesso quei sottili fili di stoffa nera mi slanciavano le curve dei seni e dei fianchi. Il tutto reso ancora più sexy dai segni del bikini e dell’abbronzatura che ancora si intravedeva e che mi slanciava ancora di più.
Completai con una camicetta bianca molto scollata, una gonna grigio scuro fino al ginocchio e scarpe col tacco.
Mi sentivo eccitante ed ero felice.
La cena scivolò via veloce, si capiva che tutti avevamo fretta. Capivamo anche però che quell’attesa snervante era necessaria, era essa stessa un preliminare.
Io e Silvia eravamo sedute da una parte del tavolo, dall’altro Giulio con i suoi due angeli custodi che non gli toglievano gli occhi di dosso e non perdevano occasione per accarezzarlo, toccarlo. E lui si lasciava fare. In quel momento riprovai le stesse sensazione di qualche mese prima, quella strana sensazione di eccitazione perversa nel vedere Giulio, così bello e prestante, in mezzo a quei due anziani che lo desideravano.
Tutta la conversazione girava attorno e preparava quello che sarebbe successo da lì a poco: raccontai ai due belgi che avevo visto certe foto con Giulio e che, sebbene il pisello di Giulio fosse inarrivabile, avevo trovato anche i loro interessanti. Loro risposero che erano suoi fan da tanti anni ormai e che anche il latoB di Giulio non era affatto male. Raccontarono aneddoti che non conoscevo, scoprii che si incontravano quasi due volte all’anno. Che ogni tanto Giulio andava in Belgio a trovarli ed era diventato una sorta di mito sessuale in occasione di certe feste.
Mi mostrarono alcuni video di Giulio che si spogliava in un locale per soli uomini e mentre li guardavo con l’eccitazione che ormai saliva alle stelle Silvia mi accarezzava le cosce e risaliva sotto la gonna tra le mie gambe.
- Dai Giulio, facci uno strip… - disse Silva - Elena non ti ha mai visto… -
Giulio disse che si vergognava ma si capiva che stava solo attendendo per far salire ancora di più l’eccitazione.
- Dai Giulio, io non ti ho mai vista… - così dissi “vista”, al femminile. Mi venne fuori in automatico.
- …scusa! intendevo visto… non vista… -
E tutti giù a ridere.
Così Giulio, ulteriormente eccitato da quel mio lapsus (adorava essere trattato da femmina soprattutto da noi femmine) si alzò e trasportato da una musica molto sexy cominciò a spogliarsi per la gioia dei due nonnini che non vedevano l’ora ed erano qui per questo. Dai suoi movimenti sinuosi si capiva che era abituato e che lo faceva spesso. Si sbottonava la camicia mostrando e non mostrando, e così con i pantaloni. Giocava con le mutandine, abbassava, faceva intravedere la sue erezione potente che tutti noi conoscevamo ma che in quel momento ci costringeva solo ad immaginare.
Finché si fermò e mi guardò.
- Tocca te…. - disse.
In quel momento Silvia cominciò a toccarmi in mezzo alle gambe sotto la gonna e sbaciucchiarmi il lobo delle orecchie.
Tutti mi guardavano.
- Sei così sexy - mi sussurrò Silvia in un orecchio - ti prego… -
Non me lo feci ripetere due volte. Mi alzai con gli occhi di tutti addosso e mi diressi verso Giulio che aveva allungato una mano sorridente per invitarmi a raggiungerlo al centro della sala.
Una volta vicino a lui, gli appoggia le mani sulle spalle e cominciai ad ancheggiare al ritmo di musica guardandolo negli occhi. Sentivo spessa l’eccitazione di tutti.
Poi lo feci girare di spalle, lo spinsi un po’ a piegarsi, lo presi per i fianchi e guardando il pubblico sempre più eccitato, simulai sorridendo maliziosa di penetrarlo da dietro. I due nonnini applaudirono divertiti mentre Silvia, che nel frattempo si era messa sul divano gambe accavallate, fingeva di essere infastidita ma era chiaramente una recita mal riuscita.
Invitai Giulio a girarsi, mi sollevai leggermente la gonna e mi piegai sulle ginocchia. Gli abbassai le mutandine e gliele sfilai: la sua erezione gigante era a pochi cm dalla mia faccia, la strinsi tra le mani e cominciai a masturbarlo guardandolo tra gli applausi e i commenti divertiti ed eccitati di tutti. Poi chiusi gli occhi e me lo feci scivolare dentro e fuori dalla bocca mentre lui mi accarezzava i capelli.
Continuai così per qualche secondo, poi mollai la presa, mi sfilai la camicetta e il reggiseno e con i miei grossi e duri seni avvolsi la sua erezione e cominciai a masturbalo così.
Ci guardavamo, lui dall’alto verso il basso e io dal basso verso l’alto.
In mezzo i miei seni duri da cui compariva e scompariva il suo pene.
- Se continui così… vengo… - disse piano.
- Ah ma allora non sei gay… - gli dissi.
Mi alzai in piedi, gli diedi un veloce bacio per fargli assaggiare il sapore della sua eccitazione e poi, tirandolo per il pene a mo’ di guinzaglio, lo portai a sedersi sulle gambe di Walter che lo stava aspettando a braccia aperte. Lo lasciai lì a baciarsi con lui mentre l’altro nonnino si avvicino e gli strinse il pene.
Sculettai verso Silvia, la raggiunsi sul divano.
- Tocca a noi adesso… - e lasciai che le sue mani e la sua lingua si accanissero sul mio corpo, ovunque, mentre mi godevo quello spettacolo perverso ed estremo di Giulio che concedeva ogni centimetro del suo corpo a quei due vecchi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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